I

INSIEME PER CREARE UN’UNICA OPERA D’ARTE

di FRANCESCA FABBRI FELLINI

Per Fellini il Cinema era immagine e la luce ne era il fattore fondamentale.
Mio zio Federico sosteneva :
…La luce è ideologia, colore, tono, profondità, atmosfera, racconto. La luce è ciò che aggiunge, che cancella, che riduce, che esalta, che arricchisce, sfuma, sottolinea, allude, fa diventar credibile e accettabile il fantastico, il sogno, o, al contrario, rende fantastico il reale, dà miraggio alla quotidianità più grigia, aggiunge trasparenze, suggerisce tensioni, vibrazioni. La luce scava un volto, o lo leviga, crea espressione dove non c’è, dona intelligenza all’opacità, seduzione all’insipienza. La luce disegna l’eleganza di una figura, glorifica un paesaggio, lo inventa dal nulla, dà magia a uno sfondo…”

Ho imparato da mio Zio che la luce è il primo effetto speciale, inteso come trucco, come inganno, come malìa, bottega alchemica, macchina del meraviglioso.
…La luce è il sale allucinatorio che bruciando sprigiona le visioni; e ciò che vive sulla pellicola vive per la luce. La scenografia più elementare e rozzamente realizzata può con la luce rivelare prospettive inattese, insospettate e calare il racconto in una atmosfera sospesa, inquietante; oppure, spostando appena un cinquemila, e accendendone un altro in controluce, ecco che ogni senso di angoscia si dissolve e tutto diventa sereno, familiare, rassicurante…”

Per Fellini il film si scriveva con la luce, lo stile si esprimeva con la luce.
Sono partita da qualcosa che conosco molto bene per comprendere come Architettura e Fotografia, grazie alla luce, possano creare insieme un’unica Opera d’Arte, testimoniando ancora una volta l’indissolubile rapporto tra Arte e Fotografia.
” …Bisogna guardar lavorare la luce. È la luce che crea…”

Non è un concetto preso a caso, infatti il termine Fotografia ha origine da due parole greche: phos (luce) e graphis(grafia), quindi letteralmente Fotografia significa ‘scrivere con la luce’.
Quando il fotografo
Graziano Villa ha pensato a questo tributo a Roma e Parigi, ha costruito un percorso di luci e ombre” con uno stile da Direttore della Fotografia, più che da semplice fotografo partendo dal motto: Solo Parigi è degna di Roma; solo Roma è degna di Parigi”.

Villa ha cercato nei suoi scatti di catturare la luce che l’architettura emana raccontando l’orizzontalità di Roma e la verticalità di Parigi. Fotografare le architetture, gli permette di giocare con le ombre e i punti di vista, chiedendogli sempre un coinvolgimento attivo.

L’uomo è volutamente assente nelle immagini in mostra mentre fa la sua comparsa il silenzio.
L’unico suono che si percepisce guardandole è quello del vento.
Mi sono sempre piaciute le parole che lo zio Federico, fa recitare a
Roberto Benigni nel finale de “La voce della luna” (1990):
…se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire…”.

Attuali oggi più che mai !

Francesca Fabbri Fellini

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